Film fantastici e dove trovarli

Ultimi giorni di riprese per il film “Governance”

Le riprese di “Governance – Tutto ha un prezzo” dovrebbero ormai essere giunte agli ultimi giorni. Il primo ciak è stato fatto il 26 agosto, e le riprese sarebbero dovute durare solamente 4 settimane. Ottima alternativa al nostro film preferito, il domani che verrà

Si tratta di una produzione italo-francese, la seconda pellicola del regista Michael Zampino, che vedrà come protagonisti gli attori Massimo Popolizio, Vinicio Marchioni e la francese Sarah Denys. La storia si svolgerà interamente per le strade di Roma.

Riprese del film…

La produzione del film, sicuramente reperibile in futuro su cb01, è stata affidata ad Alba Produzioni e Panoramic Film per l’Italia, mentre per la Francia a Loin Derrière l’Oural LDO. Verrà distribuito da Europictures, col la collaborazione di Lazio International e MiBACT.

La trama del film

Il film vedrà protagonista Renzo Petrucci (Popolizio), un imprenditore dalle doti persuasive eccezionali, ma anche un narcisista senza scrupoli. Dirige un grosso gruppo petrolifero, fino a che non viene accusato di corruzione ed è costretto ad abbandonare il suo ruolo.

Convinto da subito che a volerlo tradire sia stata la sua collega Viviane Parisi (Denys), Renzo contatta il suo amico fidato Michele Laudato (Marchioni), e insieme escogitano un piano di vendetta. Non tutto però andrà come previsto.

Regia…

Tutto il film si concentrerà sullo scoprire chi abbia tradito la fiducia dell’imprenditore, che sarà disposto a tutto pur di trovare la verità. E sarà infatti proprio la verità la reale protagonista di questo film. Vedremo una storia incentrata sul potere del denaro e su quale effetto questo possa avere sugli uomini.

L’obbiettivo è quello di spiegare quanto sia importante nella vita ottenere sempre e comunque la verità, per quanto possa essere dolorosa, perché sarà sempre l’unica strada da seguire. In questo caso, la ricerca interferirà con degli interessi personali ed economici che porteranno il protagonista davanti a scelte molto difficili.

Si tratta di un film introspettivo e psicologico, che entrerà all’interno dell’ingegno umano per scoprire nuove realtà decisionali e risvolti inaspettati che la vita può riservare.

Il regista emergente Michael Zampino

Il regista è entrato nel mondo cinematografico in punta di piedi, senza alcuna presunzione ma con tanta voglia di imparare. Il suo primo film, uscito nel 2009, era intitolato L’erede. Zampino si è occupato dello sviluppo del progetto sotto il lato artistico, mentre Frederic Ollier ha impostato tutta la parte produttiva.

Dichiara che in seguito non è stato facile convincere istituzioni e sponsor a finanziare il nuovo film, soprattutto perché si trattava della prima opera di un regista emergente.

Ma 10 giorni prima l’inizio delle riprese, il Ministero dei Beni Culturali ha accettato di stanziare i fondi per procedere. L’obbiettivo era quello di mostrare il film in tempo per il Festival, perciò ammette di aver montato con il suo collega un pre-montato male sonorizzato. Zampino si rende conto oggi che quella non è stata la scelta giusta, perché “un film deve essere mostrato solo quando è finito”. Vedremo come si comporterà invece il regista con la sua seconda opera, The Governance, che potrebbe essere un vero e proprio riscatto per la sua carriera emergente

Altri film imperdibili:

Quel treno per Yuma


Dan Evans (Christian Bale) è un ex tiratore scelto dell’esercito dell’Unione. Dopo la guerra, ferito ad una gamba, vive i problemi della gestione del proprio ranch in Arizona, la siccità, i problemi del rapporto con la moglie ed i figli e i tentativi di esproprio da parte del proprietari terrieri per la costruzione della ferrovia. Una soluzione ai suoi problemi gli si presenta quando permette la cattura del bandito Ben Wade (Russell Crowe), e gli si prospetta la possibilità di accompagnare per 200 dollari una squadra di uomini per portare Ben a Contention, dove il bandito sarà caricato sul treno per il carcere di Yuma, dove lo aspetta l’impiccagione.


Gli uomini della squadra saranno bersaglio durante il tragitto sia del beffardo e spietato bandito stesso, che dei suoi scagnozzi che cercano di liberarlo. Ben è tanto cinico quanto dotato comunque di una sua saggezza, conosce la Bibbia e ne cita i passi, è un bandito fuori dal comune, con una sua morale, anche se crudele.


Il viaggio verso Contention rappresenta per Dan anche un modo per riscattarsi agli occhi della sua famiglia, e di insegnare al figlio cosa vuol dire essere uomo. Uno dopo l’altro gli uomini moriranno durante il viaggio, con un alternarsi dei ruoli del bandito, che ora cerca la fuga, ora si trova a dover lottare fianco a fianco con i suoi stessi carcerieri, fino al finale, bellissimo, amaro ma profondo.


Quel treno per Yuma è il remake di ‘3:10 to Yuma’ del 1957; gli attori sono centrati perfettamente, ottime le recitazioni dei protagonisti e il ritmo del film. Troviamo tutti gli ingredienti per un western di successo: il cattivo sardonico, i buoni coscienziosi fino in fondo, le sparatorie, i saloon, gli attacchi dei pellerossa e assalti alla diligenza, tutto condito da una regia magistrale.

I mercenari 3


Stallone conclude la saga dedicata ai Mercenari, un gruppo di combattenti che si presta a fare i lavori sporchi per conto della Cia in giro per il mondo. Il film come i precedenti non si vuole prendere troppo sul serio, ma è una occasione per radunare assieme sul grande schermo i volti più celebri della categoria azione hollywoodiana. Oltre a guardare con ironia ai nerboruti palestrati, la pellicola scherza sul loro prossimo ‘pensionamento’ e sul lasciare al posto ai più giovani. Questo infatti è il pericolo che corre la squadra di mercenari quando, fallita una missione con obiettivo il pericoloso Stonebanks (Mel Gibson), Barney Ross (Sylvester Stallone) decide di rivolgersi a braccia e menti più fresche reclutando una squadra di giovani duri e spericolati. Ma alla fine le tecnologie più elaborate e le strategie più futuristiche nulla possono contro un finale, al solito, dove i mitragliatori e le bombe prendono il posto delle parole.


Sembra quasi che Stallone in questo film ci voglia dire sì, i tempi cambiano e si parla di server, laser e diavolerie futuristiche di ogni genere, ma volete mettere con il divertimento ingenuo di una semplice sfuriata a base di colpi di mitra e bombe dove l’eroe ammazza tutti i cattivi uscendone senza un graffio? Alla vecchia maniera insomma, bastano un po’ di muscoli, un coltellaccio in mano e sguardo da duro.

E la scusante, sebbene il plot ricalchi un modello cinematografico oramai piuttosto antiquato, fa riuscire nuovamente anche questo terzo film. Ovviamente va preso per quel che è, lo spirito belligerante americano risalta in tutto il suo vigore e sicuramente i concetti di pace e carità non sono quelli per cui il film è stato partorito dalla (fervida?) mente dello stesso Stallone; però il radunarsi di tanti volti noti (stavolta le sole new entry sono Mel Gibson, Wesley Snipes, Antonio Banderas e Harrison Ford) rendono ben chiara l’idea che accettare di far parte di un film così deve essere tutto sommato una interessante trovata pubblicitaria, fatta per ricordare allo spettatore le vecchie glorie che facevano esplodere lo schermo anche solo con una trama banale. Non scordiamo che il film è comunque ben diretto e le scene di azione sono condotte con sapiente abilità, e la trama pur nella sua semplicità butta dentro un po’ tutti i cattivoni classici (stavolta tocca all’esercito armeno) in modo da garantire comunque un’ora e mezza abbondante di ammazza-tutti in cui non ci si annoia di certo.

Big Hero 6


Il piccolo Hiro Hamada è un genio della robotica nonostante la sua giovane età. Quando scopre che all’università può dare sfogo alla sua creatività in questo campo, per far buona impressione mostra alla fiera della robotica la sua migliore invenzione, una serie di nanorobot capaci di unirsi assieme per prendere le forme più variegate immaginate dalla mente. Ma la sua creazione suscita l’interesse di un malvagio mascherato, che gli ruba l’invenzione per minacciare la popolazione di San Fransokio. Grazie all’aiuto di Baymax, un robot gommoso inventato originariamente dal fratello Tadashi con funzioni di operatore assistenziale, Hiro e una squadra di amici si improvviseranno supereroi per riportare la giustizia.


Il marchio Disney ci porta stavolta al cospetto di un simpatico robot dalle bianche fattezze gommose, progettato come infermiere e modificato per diventare un combattente; Baymax non può non strappare un sorriso con la sua candida e programmata funzione di prestare soccorso in ogni occasione. Hiro e i suoi amici, Gogo, Wasabi, Honey Lemon e Fred, si devono reinventare come supereroi giapponesi, tra lame laser, palline antiurto, dischi rotanti e sputafuoco, contro un pericoloso e misterioso avversario coperto da una maschera Kabuki. Ritroviamo quindi elementi miscelati tra l’anime giapponese e la robotica alla Mazinga ancora più futuristica; il simbolo della fusione tra Giappone e America è suggellato dallo stesso nome della città in cui si svolge il film, che unisce assieme San Francisco e Tokio (il ponte diventa un mix tra il Golden Gate Bridge e una pagoda). La storia è movimentata e ricchissima di azione incessante, sui canoni attuali cui ci hanno abituato i Walt Disney Animation Studios. I personaggi sono tutti ben caratterizzati, su tutti il goffo e dolce Baymax, e come sempre la fantasia e l’immaginazione la fan da padrone, con tanti momenti divertenti e alcuni di maggior profondità. Splendide, inutile dirlo, le coloratissime animazioni.

Lo hobbit le 5 armate


L’ultimo capitolo della trilogia fantasy dedicata allo Hobbit conclude il viaggio di Bilbo e la lotta contro il drago Smaug. Sconfitto il terribile drago, l’attenzione di tutti cade sulle ricchezze incustodite celate nella montagna solitaria. Lì Thorin Scudodiquercia (Richard Armitage) si barricherà per evitare che uomini ed elfi possano impossessarsi dell’oro e delle inestimabili ricchezze lì conservate, che la stirpe dei nani ritiene proprie di diritto. La malattia del drago, così viene chiamata la brama di ricchezze, ottenebra la mente di Thorin impedendogli di ragionare fuori dall’egoismo e allontanandolo dagli amici nani.

Nel frattempo un pericolo ben più grande giunge dal nord: le armate di orchi capeggiate da Azog il profanatore arrivano per impossessarsi della montagna, fomentate da un rinato Oscuro Signore (Sauron che ritroviamo nella trilogia del Signore degli Anelli). Avrà quindi luogo una grandiosa battaglia in cui nani, elfi ed uomini dovranno combattere insieme contro il comune nemico.


Peter Jackson riesce ancora una volta a mantenersi scrupoloso nei confronti della trama del libro, adattandola ai bisogni della pellicola e riuscendo a fare delle ultime venti pagine de lo Hobbit un intero film in grado anche di collegarsi e integrarsi perfettamente al temporalmente successivo Lord of the Rings. Il film risulta ancora una volta epico, pur essendo molto più incentrato su scene di combattimento di ogni altro della saga, risultando al contempo anche il più triste tra i sei film per via del numero di caduti che vengono pianti; ma in questo Jackson è solo scrupoloso alle vicende narrate nel libro. Le 5 armate nel libro sono uomini, elfi, nani contro orchi e mannari, ma in questo non è molto chiaro l’intento del film che forse sostituisce i mannari con i Troll, ma la quinta armata potrebbe più probabilmente essere la forza di intervento che pone fine alla battaglia. Non mancano le scene perigliose e dotate di azione ai massimi livelli, come il combattimento tra Legolas e Bolg, o tra Thorin e Azog, il forte sentimento dell’amicizia che lega i protagonisti e l’importanza metaforica della natura, risolutiva nella lotta tra bene e male, tanto cara a Tolkien.
Un must per gli appassionati che vedranno una degna conclusione dei capitoli precedenti, la cui visione (e eventuale revisione) è necessaria per tutti i neofiti che si avvicinano per la prima volta a questo mondo.

I guardiani della galassia


Cinque personaggi completamente diversi tra loro, mercenari, in cerca di vendetta o di gloria, uniscono i loro destini contro un comune nemico, il malvagio Ronan (Lee Pace) le cui perfide ambizioni minacciano l’intera galassia. Nel gruppo abbiamo Peter Quill (Chris Pratt), terrestre strappato al suo mondo da piccolo, che si guadagna da vivere alla giornata come avventuriero; Rocket e Groot, due mercenari, il primo un procione parlante e estremamente irascibile, frutto di esperimenti genetici, il secondo un umanoide dai molteplici poteri con le sembianze di un albero; la bella Zamora (Zoe Saldana), verde e letale avventuriera in cerca di vendetta e di libertà, ed infine Drax il distruttore (il wrestler Dave Bautista), che cerca di uccidere Ronan per vendicare la sua famiglia.


Il film è abbastanza lungo e dotato di una ricca trama, complessa e non scontata, tale da ottenere un film di fantascienza ben articolato che vuole rievocare per certi versi (caratteri dei titoli di testa compresi) il mondo di Star Wars, e probabilmente non mancherà di compiacere per molti versi gli appassionati del genere. Troviamo infatti città spaziali ricche di esseri dello spazio, dalle forme e colori differenti, battaglie tra navi spaziali, pericolosi e terrificanti malvagi in stile Darth Vader, mercenari dotati di armi terribili ed eroismi sfrenati, il tutto condito da splendidi effetti speciali e una consistente dose di ironia che pervade i personaggi e le loro azioni. Certo si è lontani dal fumetto Marvel, così come dall’epico Star Wars, ma il film tutto sommato ha una sua anima (marchiata anche Walt Disney che è il distributore del film) ed è ricco di azione godibile. Forse in questo gli è complice l’ambientazione spaziale, e il film riesce meglio di Avengers nell’intento di mischiare una accozzaglia così eterogenea di personaggi e farli ‘funzionare’ come gruppo. Protagonisti secondari d’eccezione, come Benicio del Toro (il collezionista), tutti estremamente ben curati e caratterizzati. Molto belle oltre che le ambientazioni anche le canzoni della colonna sonora, anni 70-80, che sembrano rievocate con nostalgia nella forma di una vecchia audiocassetta, cimelio da cui Quill è inseparabile.